I tre temi, di alunni della II E della scuola media Via Pintor  di Roma,  sono stati svolti in classe nel mese di aprile ( 2009) e sono stati valutati con il voto  8 ; le tracce assegnate erano :

1)  " Parla di un problema di attualità e di come,

 secondo te, potrebbe essere risolto".

 

   2) Un testo, in prosa o in versi, che ho letto ........  

 

 

"Dagli la canna per pescare”

 

di Giacomo A. 

 

In queste ultime settimane è successo un fatto terribile: il mattino del 6 aprile un possente terremoto ha devastato la città di L’Aquila e molti paesi nelle sue vicinanze. Edifici storici e, soprattutto, palazzine dove abitavano i cittadini hanno ceduto alla forza distruttrice del sisma, lasciando una scia di morte che conta più di trecento persone.

Alla luce di questo doloroso e sciagurato avvenimento, ho deciso di parlare della solidarietà: in queste ore tremendamente drammatiche sono arrivati “milioni “ di persone per aiutare la popolazione colpita dal terremoto con soldi e provviste, alimentari e non. Però ultimamente alcune persone sfruttano le situazioni meno fortunate altrui per arricchirsi in modo losco: sono i cosiddetti “Sciacalli”. Essi non hanno rispetto del dolore di chi ha perso tutto: casa, amici e affetti familiari (a volte ci si chiede se non fosse stato meglio morire insieme ai propri cari, invece di passare una mesta e amara vita a piangerli).

Ci sono invece persone buone e di cuore gentile, che portano con il loro aiuto un barlume di speranza ai più bisognosi, alleviando il loro dolore. Però secondo me, nonostante queste persone siano mosse da bontà, ciò non è del tutto produttivo  e utile. Si può paragonare ad un mendicante che chiede l’elemosina su di un marciapiede. Se nessuno gli darà qualcosa, il poveretto morirà di fame e freddo, se tutti invece gli daranno una monetina, l’uomo diventerà più ricco dei suoi benefattori, ma solo per un breve arco di tempo. Ben presto esaurirà il suo denaro e tornerà a fare il mendicante in un incrocio. Il passante è quindi come un uomo che di fronte ad un sopruso si fa giustizia da sé (un moderno giustiziere), migliorando per poco tempo la situazione del poveretto, ma sostanzialmente lasciando tutto come prima. Come dice un vecchio e saggio proverbio infatti “Se incontri un mendicante non lo sfamare, ma dagli la canna per pescare”. In questo modo il mendicante sarà in grado di provvedere a se stesso da solo, senza avere più bisogno dell’aiuto del passante. Bisognerebbe quindi fare in modo che la legge si occupi dei problemi della popolazione. Come esiste un Ministero degli Esteri ed uno della Pubblica Istruzione, dovrebbe esistere un Ministero della Solidarietà, che si occupi di provvedere alle preoccupazioni della gente, per esempio ricostruendo tutti gli edifici distrutti o resi inagibili ed inabitabili dalla furia del terremoto.

Alcuni anni fa, un altro terremoto devastò l’Umbria e le Marche, distruggendo molte abitazioni. Io ho una casa in un paesino tra queste due bellissime regioni, sia dal punto di vista culturale che da quello ambientale. Fortunatamente essa, nonostante la discreta forza del sisma, non è del tutto crollata. Lo Stato é intervenuto subito comprando container d’alluminio dove far vivere le persone durante la ricostruzione delle loro dimore. Purtroppo lo Stato non ha considerato però il freddo della notte in queste due regioni; gli anziani ed i bambini morivano  di freddo in quei container non adatti e così si sono dovuti sostituire i container in alluminio con altri in legno. Ciò ha costituito una perdita di fondi che sarebbero invece serviti per la ricostruzione delle case, molte delle quali, tuttora inagibili ed inabitabili per la mancanza di pavimenti e di pareti interne. Sono stati infatti ricostruiti solo gli scheletri delle case. Mi auguro quindi che lo Stato provveda invece, almeno questa volta, a ricostruire ( e, se non chiedo troppo, secondo le giuste normative) il 100% delle abitazioni.

Tornando al discorso della solidarietà, ci sono persone, come i missionari ed i volontari, che dicono d’amare tutto il mondo (a volte anche il nostro medico di fiducia ha questa convinzione). Secondo me ciò non vuol dire che se un uomo viaggia per l’Africa aiutando i più poveri e bisognosi, può dire di amare il mondo intero più di altri: ha abbandonato la sua famiglia, i suoi amici e non ha fatto niente per l’Europa, l’America e l’Oceania. Non odia nessuno e quindi pensa di amare tutti.

Un missionario o chiunque si adoperi per gli altri non è più degno di rispetto di chi ha deciso di convogliare tutto il suo amore verso poche persone. Quello che conta è la quantità d'amore che noi diamo, non il numero di persone a cui la diamo. Anzi, spesso chi si adopera per gli altri lo fa proprio perché non ha trovato nulla da amare intorno a sé; si potrebbe parlare di solidarietà della disperazione.

In caso di disgrazie, naturali e non, i politici fanno “grandiosi discorsi” sulla solidarietà e sul bisogno di aiuto che hanno le popolazioni, approfittando di questi tragici eventi per guadagnare voti. Nessun politico di questa terra però proporrà mai di creare una tassa dell’x% sui redditi, per quanto x possa essere basso; ciò infatti aiuterebbe molto di più le popolazioni colpite, ma renderebbe molto impopolare il politico. 

Un altro problema sulla solidarietà di oggigiorno è che molte persone, tra le quali i politici (la maggior parte di loro è sempre affamata di denaro), speculano sui fondi per gli aiuti umanitari. Secondo me, per aiutare i più bisognosi, si deve fare in modo che nessuno speculi, creando una severa legge che punisca chiunque si arricchisca con questi soldi, indipendentemente dal ceto sociale.

 

 

Il terremoto a L'Aquila

 

di Alessandra F.

 

    Uno dei fenomeni naturali che purtroppo ogni giorno sconvolgono il pianeta è il terremoto.

Il terremoto è una scossa o una serie di scosse della superficie terrestre, in senso ondulatorio o sussultorio, che si estendono per un raggio, più o meno ampio, a partire da una certa zona detta epicentro.

Recentemente si è verificato un violento terremoto nel Centro Italia. Il luogo più colpito è stato l’Abruzzo, seguito dal Lazio, dove, anche nella capitale, sono state registrate modeste scosse. Fortunatamente non ho vissuto in prima persona questo episodio perché, durante la settimana pasquale, periodo in cui si è verificata la scossa, mi trovavo nel nord Italia con la mia famiglia. Ciò nonostante, tramite i telegiornali e le continue notizie, sono venuta a conoscenza di questo terremoto disastroso, il cui epicentro è stato localizzato a L’Aquila.

   La città ha subito danni gravissimi: il centro storico è stato gravemente lesionato, mentre il crollo di molti edifici ha provocato la morte di quasi trecento persone.

È terribile pensare a come un fenomeno del genere possa spazzare via, in pochi secondi, progetti e sacrifici di intere famiglie, di decine di giovani, come quelli rinvenuti sotto le macerie de “La Casa dello studente”, edificio trovato completamente distrutto e crollato come se fosse stato di cartapesta.

Davanti a questi avvenimenti così tragici e fatali si rimane senza dubbio scossi e perplessi e ci si pongono numerosi interrogativi che non sempre hanno una risposta. Molti pensano che tutto ciò sia dovuto a cause naturali contro le quali non si può fare nulla. Io invece, come molti altri, mi domando se tanti danni si sarebbero potuti evitare, se tante vite si sarebbero potute risparmiare, magari dando più ascolto a chi, alcuni mesi prima, quando si verificarono le prime scosse, iniziò a studiare il fenomeno per prevenirlo, come ha fatto il fisico Giampaolo Giuliani che, seguendo una sua teoria riguardante le emissioni di “radon” dalla crosta terrestre, aveva previsto il terremoto, ma era stato diffidato ad avvisare la popolazione per non creare il panico e successivamente denunciato per procurato allarme.

Purtroppo, però, l’evento sismico si è verificato e ha riportato alla luce molte irresponsabilità da parte degli uomini. Ad esempio, osservando i resti degli edifici andati distrutti, sono apparse molte irregolarità di certi costruttori edili, quando alcune strutture di recente costruzione sono crollate miseramente, polverizzandosi, mentre avrebbero dovuto dimostrare una maggiore resistenza alle scosse sismiche. Tutto ciò è dovuto ai costruttori che hanno utilizzato materiali scadenti non rispettando le norme antisismiche.

A pagare le conseguenze di tutto questo non sono stati però i responsabili, ma tutte quelle persone che adesso si ritrovano senza casa, senza lavoro e senza famiglia.

   Ascoltando le loro commoventi testimonianze, sono rimasta molto toccata dalle storie di tante famiglie, di tanti padri e madri che hanno visto morire sotto ai loro occhi i propri figli senza poter fare nulla per loro e, nonostante ciò, stanno riuscendo a trovare la forza di andare avanti e di ricominciare tutto, nonostante la disperazione e la perdita dei loro cari.

Ammiro molto queste persone perché penso che se mai mi trovassi in una situazione del genere, anche se mi auguro di no, non riuscirei a trovare il coraggio di affrontare tutto ciò.

   Un grande aiuto e una grande solidarietà sono arrivati però da parte di tantissimi volontari che hanno portato a queste persone abiti e viveri, medicinali, roulotte, coperte e servizi di ogni genere, offrendo ospitalità ai senza tetto. Molti aiuti sono giunti anche dall’estero e tutto questo vuol dire che di fronte a coloro che soffrono tanta gente si è messa immediatamente in azione per aiutare gli altri e per venire incontro a chi ha bisogno. Penso che questa sia l’unica strada da seguire da parte di tutti per dare un aiuto vero e concreto alla rinascita di questa città.

 

 

" Il Colombre "

 

di Matteo D. N.

 

   I lavori che abbiamo svolto fino a questo momento sono molti ma la cosa che più mi ha colpito e coinvolto è come, grazie al lavoro delle relazioni, abbiamo imparato a leggere romanzi e racconti.

Se precedentemente l’elemento che mi faceva piacere o meno una storia era la trama, adesso ho imparato che per analizzare in modo più completo un racconto bisogna prendere in considerazione altri fattori.

    E’ come se un libro fosse composto da tanti “strati” (la trama è solo il primo) e vanno analizzati tutti.

Tra i  molti racconti che abbiamo letto uno dei più interessanti è “Il Colombre”.

Innanzitutto io amo il mare, ed essendo questo un racconto che si svolge a bordo di una nave, ha catturato subito la mia attenzione. La trama è abbastanza complessa, ma cercherò di sintetizzarla per esporre delle mie considerazioni che sono un tentativo di analizzare le altre parti del racconto.

Il protagonista della storia, Stefano Roy, è figlio di un importante capitano di mare e già da piccolo decide che avrebbe intrapreso l’attività del padre.

Per il suo compleanno Stefano viene ospitato nel veliero paterno e, ancora bambino, si aggira in lungo e in largo per l’imbarcazione. A poppa, lungo la scia del veliero, vede spuntare ogni tanto una “cosa scura” e subito avverte il padre il quale, da esperto marinaio, capisce subito che si tratta del Colombre, uno squalo enorme temuto da tutti i marinai in quanto dotato di una grande astuzia. Il Colombre infatti sceglie la sua vittima e, una volta scelta, la segue addirittura per una vita, finchè non riesce a divorarla.

   Il padre di Stefano, per metterlo al sicuro, lo manda a vivere in città ma, nonostante lontano dal mare, il protagonista non fa altro che pensare al Colombre e alla sfida che in qualche modo gli aveva lanciato.

Inizia ora la parte più entusiasmante del racconto: Stefano avverte la madre (nel frattempo il papà muore) che avrebbe continuato l’attività del padre. Diventa quindi capitano di una grande barca e decide di navigare per tutti gli oceani alla ricerca del Colombre. Questo diventa così il suo unico pensiero, la sua unica ossessione, ossessione che lo accompagna fino a quando diventa vecchissimo.

   Stefano in fin di vita decide di farsi mettere in un barchino a remi per andare da solo incontro Al Colombre. Ormai lontano da tutto e da tutti, sperduto nell’Oceano, incontra il Colombre e gli conficca un arpione nel corpo. Il Colombre, gemendo, dice a Stefano che non lo aveva inseguito per divorarlo, ma per dargli una perla che gli avrebbe donato pace, gioia e serenità. Stefano, sconvolto, stringe la perla tra le mani.

La prima cosa che noto è che la suspance colpisce il lettore dall’inizio alla fine del racconto (finale che rimane aperto perché non si sa chi prenderà la perla, chi godrà dei suoi effetti o se non la prenderà nessuno perché scambiata per un sasso).

   Secondo me questa tensione costante è creata dal fatto che la storia è sempre in bilico tra realtà e fantasia: molto reale è la descrizione della vita in mare, sia per quanto riguarda il padre sia per quanto riguarda il figlio, ma assolutamente fantastica è la presenza del Colombre, squalo enorme dotato di una grande intelligenza e che si “affeziona” alla sua vittima a tal punto che la segue per una vita intera.

In questo caso il Colombre insegue Stefano come fosse un “amico fedele” ma lo incontra solo in fin di vita. Mi viene allora da pensare che il vero protagonista della storia sia la sfida, sfida tra il protagonista e il mare, tra il protagonista e il Colombre. Sfida che metaforicamente è quella tra l’uomo e ciò di cui l’uomo stesso ha paura. In questa ottica il Colombre potrebbe rappresentare le paure dell’uomo, in particolare la paura della morte, che ogni uomo vorrebbe sconfiggere. Ma se così fosse capiamo che la morte è invincibile, spetta a tutti: Stefano muore nel suo barchino con un regalo. Quando però infilza il Colombre lo squalo/morte non muore. Quando il barchino di Stefano approda sulla spiaggia, gli uomini che lo scoprono trovano nelle sue mani un sasso.

   Questo fatto può darci un messaggio di speranza: la morte non è così terribile come pensiamo perché può darci in dono un mondo migliore (la perla), ma gli uomini non lo sapranno mai infatti, ai loro occhi, la perla appare come un piccolo sasso.

Stefano ci ha svelato quindi un segreto e se crederci o meno  lo possiamo decidere e se mai affidarci a questa decisione, ma  se cerchiamo la conferma di un mondo migliore dopo la morte troveremo solo sassolini.

 

 

 

 

home page