Domus Aurea

di Martina F.

La grandiosa domus ( casa ) dell’imperatore Nerone a Roma, splendido esempio dell’architettura romana antica.

interno della Domus Aurea

Dopo l’incendio di Roma del 64 d.C., Nerone affidò ai due architetti, Severus e Celer, la costruzione di una reggia sontuosa, che doveva estendersi dal Palatino al Celio. La struttura del complesso risultò talmente grande e varia da rendere vano qualsiasi confronto con altri edifici del passato: la Domus Aurea comprendeva ville rustiche, giardini, porticati, vasti appartamenti e sale di rappresentanza.

Per le decorazioni delle numerose sale fu incaricato, secondo le fonti antiche, un certo Fabullus, abile artista e decoratore. Secondo Svetonio, le pareti di alcune sale erano rivestite d’oro, gemme, madreperla e avorio; negli ambienti destinati ai banchetti scendevano da aperture del soffitto fiori e vapori profumati. Efficace è la descrizione fatta da Tacito delle feste che si tenevano per volontà di Nerone nella lussuosa dimora.

I successori di Nerone, morto nel 68 d.C., si affrettarono a distruggere e modificare la Domus Aurea, simbolo della personalità esaltata del primo proprietario: sul sito del lago artificiale che si apriva al centro dei giardini, Vespasiano fece erigere il Colosseo; nell’area della villa Tito e Traiano fecero costruire complessi termali ( terme con piscine) e Adriano edificò il tempio di Venere e Roma.

Abbandonata e sprofondata nel terreno nel corso dei secoli, la residenza di Nerone fu riscoperta alla fine del Quattrocento: numerosi artisti rinascimentali presero a esplorarla, ispirandosi alle immagini, forme e motivi di quegli ambienti straordinari , poi divenuti "grotte": ne derivò il genere, fortunatissimo, delle "grottesche".

Nel 1999, al termine di un’imponente campagna di scavi e restauri, alcune zone della Domus Aurea sono state aperte al pubblico.

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